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Manuel Mercoledì, 16 Gennaio 2013

SOTTO IL CIELO DELL’INDIA

Il 15 maggio 2011 sono partito verso l’India, assieme ai donatori Alberta e Pierluigi Corbetta, Tiziana Busnelli, Oriù Busnelli, Roberto Nosotti ed il regista\cameraman Roberto Condotta.
SOTTO IL CIELO DELL’INDIA
 
 
 
Questo viaggio, un’esperienza unica, speciale, toccante, la quale ha contribuito senza dubbio ad incrementare ed impreziosire il nostro animo.
Questo viaggio è nato per offrire ai nostri donatori la possibilità di vedere con i propri occhi i progetti della fondazione e cosa sta succedendo nei TCV, i villaggi dei ragazzi profughi tibetani.
Così il 15 maggio 2011 sono partito verso l’India, assieme ai donatori Alberta e Pierluigi Corbetta, Tiziana Busnelli, Oriù Busnelli, Roberto Nosotti ed il regista\cameraman Roberto Condotta: “L’itinerario era molto vasto, abbracciando l’intero territorio dall’estremo Nord al Sud con un programma intenso di visite, il che a dire il vero, a me ed a mia moglie – ultra settantenni – incuteva non poca preoccupazione. I nostri compagni di viaggio tuttavia, ci hanno invero reso il viaggio piacevole e niente affatto faticoso, riempiendoci di attenzioni fraterne.
Il 15 maggio atterriamo a Nuova Delhi. Nuova perché gli inglesi all’inizio del ‘900 ne trasferirono la capitale da Calcutta, costruendo attorno la vecchia Delhi – una graziosa città giardino in grado di espandersi infinitamente -. Oggi Nuova Delhi conta oltre 20 milioni di abitanti ed è stridente il contrasto tra la vecchia Delhi, dove la popolazione vive ammassata in viuzze strette fra migliaia di box adibiti ad ogni tipo attività commerciale ed artigiana, ancora oggi senza fogne e senza le più elementari misure igieniche; e la nuova Delhi, dove gli inglesi hanno costruito importanti opere sociali che partendo dall’immensa “Porta dell’India”, nella memoria dei 90.000 caduti durante la 1. Guerra Mondiale e la guerra Afgana, porta con boulevars fantastici ai Palazzi dei Maharaja in pietra rosa, ai templi sfarzosi dedicati agli dei della ricchezza, al dio elefante, oltre che alla Colonna di Jaipur alta 192 metri attorniata da palazzi fastosi e più grandi della reggia di Versailles per arrivare ai fantastici Palazzi Ministeriali, un insieme di barocco inglese, con portali “mughal” e cupole ingentilite da fior di loto.
Proprio qui a Delhi siamo stati ricevuti nell’abitazione di Madame Jestum Pema, sorella di Sua Santità il Dalai Lama. L’incontro è stato toccante, di semplicità e disarmante naturalezza, Madame Jestum Pema e Suo marito alle nostre domande, anche di tema politico, hanno risposto con chiarezza e amabilità sconcertante.
Il 18 maggio voliamo a Dharamsala, nell’Himalaya occidentale nella valle del Kangra. Una zona densamente popolata, dove nel lontano 1960 è stato costituito il “Tibetan Children’s Village” (TCV). Oggi il villaggio conta 3.000 piccoli esuli e proprio Dharamsala è sede del governo tibetano in esilio, e residenza di Sua Santità il Dalai Lama. Il villaggio sorge a ca. 2.000m sul livello del mare, alle spalle si alzano le montagne tibetane con elevazioni tutte sopra i 7.000m. Una vista mozzafiato!
Entrando nel TCV è come se si approdasse in un’oasi. Fuori tutto è come se il tempo si fosse fermato a qualche secolo fa: caotico, densissimamente popolato, strade strettissime con box in lamiera per shopping di qualsiasi genere, misure igieniche assenti, fogne a cielo aperto che scorrono ad entrambi i lati della strada, mucche che circolano in mezzo ad ogni dove, vie con pendenze da brividi, mezzi pubblici immatricolati almeno 60/70 anni fa, tutti suonano ma nessuno si sposta. Ebbene, nel villaggio tutto cambia, il caos più esasperato lascia il posto ad un’organizzazione perfetta. Per un’intera giornata abbiamo visitato tutti i reparti, l’asilo nido, la scuola elementare, la biblioteca, le scuole superiori… abbiamo apprezzato le divise composte da camicette a quadretti e pullovers verdi e giallo. Abbiamo assistito a diverse lezioni, pranzato con il Presidente ed il Direttore, i quali ci hanno onorato della loro sciarpa bianca in virtù dell’amicizia che ci lega, accogliendoci con un “tashi delek”. Infine abbiamo conosciuto Thupten, il bimbo di 11 anno adottato dalla fondazione, visitato la residenza del Dalai Lama, e visto l’ultimo progetto della Costa Family Foundation, l’ampliamento del convitto femminile.
Il 20 maggio ritorniamo a Delhi, e da qui ci aspetta un lungo trasferimento verso Agra per visitare il Taj Mahal ed Agra Fort: 204km, 6 ore di viaggio in autobus su un’autostrada a due corsie, la quale però ad ogni villaggio – con decine di migliaia di abitanti – è incrociata da strade laterali convergenti, ai bordi delle quali si trovano shops, sagre con mucche ed animali stazionati. Si torna indietro di qualche centinaio di anni!
Dopo ulteriori due ore e mezzo di aereo arriviamo a Bangalore, una metropoli completamente nuova; dopo tanto disordine qui sembra di arrivare in Svizzera, tanta è la pulizia, l’ordine e la modernità delle costruzioni. Con i suoi otto milioni di abitanti è considerata la California indiana per l’alto numero d’imprese straniere attive prevalentemente nel settore tecnologico.
Alla periferia di Bangalore nel 2001 è sorta la sede universitaria del TCV, a cui anche la Costa Family Foundation ha contribuito con un intero piano del convitto femminile.
Gli ultimi due giorni di viaggio li abbiamo trascorsi a Mysore ad ammirare il fiabesco “Palazzo Amba Vilas” del Maharaja ed a Kabini, 200km a sud di Bangalore, per un safari “tipo africano”: elefanti, tigri, coccodrilli, scimmie, cervi ed uccelli variopinti di oltre 300 specie.
Questo viaggio, un’esperienza unica, speciale, toccante, la quale ha contribuito senza dubbio ad incrementare ed impreziosire il nostro animo.”
 
 
 
 
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