Due minuti di buio: l'eclissi, Kabul e le donne afghane

Il 12 agosto 2026 un aereo è decollato da Madrid per inseguire l'ombra della luna e mostrarla al mondo. Il 16 di cinque anni prima un aereo decollava da Kabul con persone aggrappate alla fusoliera, che da quell'ombra volevano solo scappare.

C'è chi il buio lo va a cercare.

Tre giorni fa un Airbus di Iberia è decollato da Madrid per raggiungere la fascia di totalità dell'eclissi solare sopra la provincia di Palencia, a oltre diecimila metri di quota, con a bordo un gruppo di ricercatori. Un volo chiamato IB1473, in omaggio a Copernico. Una trovata geniale. Due minuti di totalità: il giorno che diventa notte, il sole che sparisce dietro la luna. Poi il sole che torna, le foto che vengono postate, i ricercatori che rientrano a Madrid.

Un buio durato due minuti. Poi finito, per scelta.

C'è chi dal buio scappa.

Il 15 agosto 2021 Kabul cadeva. Il giorno dopo, all'aeroporto Hamid Karzai, migliaia di persone si accalcavano sulla pista mentre un C-17 dell'aeronautica americana rullava per il decollo. Alcune si aggrappavano al carrello, alla fusoliera, qualsiasi appiglio pur di non restare a terra. L'aereo si alzava. Qualcuno, da quell'altezza, cadeva.

Sono immagini che molti ricordano ancora con precisione fisica. La disperazione di chi ha calcolato che il rischio di morire in volo fosse preferibile alla certezza di restare.

Quel buio non durava due minuti. Non finiva per scelta.

C'è chi dal buio non può scappare.

Il buio non è uguale per tutti. C'è il buio che si sceglie, quello che si insegue a diecimila metri, si fotografa e si racconta. E c'è il buio che ti trova. Che si allunga sulle giornate, che non ha una fascia di totalità, che non ha una fine annunciata.

In Afghanistan, l'ombra dura da anni. E in alcuni casi la luce non l'hanno mai vista.

Dal 2015, ogni anno, nelle province più remote, identifichiamo quindici famiglie in condizione di maggiore vulnerabilità. Ognuna riceve tre capre. Non è una metafora: sono capre vere, che partoriscono, che producono latte e capretti, che sostengono una famiglia per settimane. È il progetto Una Capra per una Donna Afghana, che portiamo avanti insieme a SAAJS, un'organizzazione locale che lavora sotto pressione costante e garantisce che gli aiuti arrivino direttamente a chi ne ha bisogno, reso possibile anche grazie ai nostri partner di Insieme si Può.

Nei report che ci arrivano — l'ultimo quattro giorni fa — ci sono nomi. Amina, che ha perso il marito e cuce per i vicini. Zahra, che insegnava prima che le scuole per ragazze chiudessero. Parwana, che raccoglie legna sulle colline.

Sono nomi che rischierebbero di perdersi dentro una parola enorme: Afghanistan. Noi proviamo a non farli sparire.

Nessuna di loro ha scelto il buio. Nessuna di loro può scegliere quando finisce.

Eppure continuano. Ogni giorno, in un paese che ha smesso di guardarle, trovano il modo di stare in piedi, con quello che hanno, con quello che resta. Una capra non è la luce in fondo al tunnel. Ma è qualcosa su cui appoggiarsi mentre gli occhi si abituano al buio.

Noi siamo lì, con loro, nell'ombra che resta. Non con una diretta Starlink. Non con un obiettivo puntato verso il cielo. Con tre capre, ogni anno, nelle province più remote. Dal 2015, senza interruzioni.

Perché c'è un buio che passa in due minuti. E c'è un buio che va spinto indietro, un passo alla volta, ogni giorno.

Fabio Bertocchi
Condividi su Facebook

Altri progetti conclusi

Chi ringrazia chi

A volte, donare è anche un modo per stare meglio.

Approfondisci

Nepal: chi sta portando avanti il nostro aiuto, sul campo

Passo dopo passo, chi c'è dietro il vostro aiuto.

Approfondisci

Oltre le Stelle

Quando l'ospitalità torna a essere un gesto umano

Approfondisci
Altri articoli

Il tuo 5X1000 a Casa Costa Foundation ETS è un seme che rigenera territori e comunità

Ecco i dati per il 5X1000

Denominazione: Casa Costa Foundation ETS
Codice fiscale: 92028490214

Mandami i dati tramite e-mail