“Hanno l’aspetto così antico, queste montagne!”

“Hanno l’aspetto così antico, queste montagne!” mi dice Lobsang Phuntsok mentre osserva il Sassongher per la prima volta. “Le nostre montagne invece, l’Himalaya, sono montagne giovani, in continua crescita.” Rifletto un attimo, è un aspetto che non avevo mai considerato, eppure le vedo ogni giorno, ogni volta che esco di casa. “Hai ragione”, dico, “le nostre Dolomiti ormai si stanno sgretolando, sono antiche.” Ora più le guardo più avverto quel senso di antichità che evidenzia Lobsang, la storia profonda che celano, la saggezza che ci trasmettono.

Lobsang è un ex monaco buddhista e fondatore della Jhamtse Gatsal children’s community sulle pendici delle montagne del Himalaya, nell’Arunachal Pradesh, India. La sua è una regione molto remota, il Tawang, dove oggi vivono circa 50.000 Monpa, una minoranza etnica tibetana passata all’India molto prima dell’invasione cinese in Tibet. I Monpa sono tibetani, in territorio indiano rivendicato però dalla Cina. Questo fa di Tawang e dell’Arunachal Pradesh una regione di continue tensioni, con una massiccia presenza militare, sempre pronti a difendere, chi da una parte chi dall’altra, i “propri” confini.

Lobsang ha avuto un’infanzia molto difficile. Figlio non voluto, abbandonato, accolto dai nonni e poi mandato a studiare in monastero nel sud dell’India, è approdato in America a insegnare filosofia buddhista e proprio lì, il desiderio di tornare nella propria terra e poter fare qualcosa di buono per la propria comunità, lo ha portato a fondare la comunità per bambini di Jhamtse Gatsal, in monpa che ha ribattezzato “il giardino dell’amore e della compassione”. A Jhamtse Gatsal vengono accolti bambini con storie famigliari molto difficili, orfani, vittime di violenze e abusi, altrimenti abbandonati a loro stessi e al proprio destino. Nella comunità trovano una casa, una famiglia, un’educazione per una vita intera; una volta accettato un bambino la comunità si prende la responsabilità di assisterlo finché ne ha la necessità e sempre di nuovo quando ne avrà bisogno, proprio come in una famiglia vera. I bambini vengono accolti, guidati, guariti con pazienza, perseveranza e tanto amore. Lobsang ne è certo: qualsiasi trauma, difficoltà psicologica, fobie o paure, si possono guarire soltanto con l’amore e la compassione, non servono psicologi, psichiatri o altri specialisti di vario tipo. Ora, dopo dodici anni di vita della comunità, può dire di averne avuto la conferma: a Jhamtse Gatsal, nonostante il background traumatico di quasi tutti i bambini, non c’è stato un singolo intervento da parte di terapeuti specializzati, neanche con i bambini più difficili. Una volta Lobsang ha accettato la presenza di una psicologa per uno studio a una condizione precisa: “non voglio che i miei bambini vengano etichettati, non voglio che si dica: questo ha un disturbo x e questo un disturbo y. Non mi interessa saperlo.” Ciò che interessa Lobsang è riconoscere l’essere di ogni singolo bambino, ognuno diverso, senza pregiudizi o classificazioni.

Una delle maggiori difficoltà per Jhamtse Gatsal è quella di trovare insegnanti. Il luogo remoto – per arrivare alla città più vicina ci vogliono due giorni di macchina – ma anche la fondamentale importanza di una coerenza con i valori della comunità - l’amore e la compassione, la solidarietà, la vita in comunità dove tutti sono uguali e nessuno fa eccezione - rendono l’impresa difficile. “Prima di cercare un insegnante, noi cerchiamo un membro della comunità. Cerchiamo la bontà dell’essere umano, che ha priorità sul curriculum professionale”, racconta Lobsang. “Distinguiamo tra “human being” – essere umano – e “human doing” – l’agire umano -, a noi interessa l’essere più dell’azione.”

“La comunità di Jhamtse Gatsal è stata concepita secondo un modello di villaggio, un luogo condiviso da tutti nei diritti e doveri, l’educazione più importante che possiamo e vogliamo dare ai nostri ragazzi è la facoltà di relazione, la relationship. Vogliamo riportare e risvegliare la gentilezza, la bontà nei nostri ragazzi. Stiamo creando il nostro esercito dell’amore e della compassione.” Ormai 24 dei 97 ragazzi accolti nella comunità sono partiti alla volta dell’università in diverse città dell’India. C’è chi studia medicina occidentale, chi studia medicina tibetana e chi invece segue corsi per diventare infermiere. Questi ragazzi hanno un desiderio molto chiaro: tornare a Tawang, a Jhamtse Gatsal, per restituire alla comunità ciò che hanno ricevuto. La loro visione è dare vita a un ospedale locale. Oggi ci vogliono due giorni di macchina per raggiungere il primo ospedale accessibile. E poi c’è chi è già attivo, una delle ragazze, ormai laureata in sociologia, sta facendo uno stage al SOS Childrens Village di Delhi, perché prima di tornare a Jhamtse Gastal vuole acquisire le esperienze partiche necessarie per poter essere utile nel miglior modo possibile alla propria comunità.”

“Ma non è una responsabilità difficile da portare, la responsabilità per 97 bambini e bambine?” chiedo a quest’uomo dall’apparenza mite. Lobsang sorride: “Quando vedo dei genitori con due bambini, mi dico, wow, che impegno! È molto più difficile crescere due bambini in una situazione in cui le famiglie sono lasciate a se stesse, come spesso succedere nel mondo soprattutto quello occidentale, che non crescere tanti bambini all’interno di una comunità. In una comunità ci sarà sempre qualcuno che si prendere cura dell’altro. Tutti hanno tanti grandi e piccoli fratelli. Quando parto sono tranquillo, perché so che i ragazzi sono in buone mani.” Un giorno degli studiosi americani sono venuti per analizzare il livello di felicità dei bambini, il risultato è stato sorprendente: Jhamtse Gatsal è tra i luoghi con il più alto tasso di felicità al mondo.

Post Scriptum: con Lobsang abbiamo incontrato l’ispettrice per le scuole ladine nella provincia di Bolzano, Edith Ploner. Lo scambio è stato soprattutto relativo alla scuola trilingue delle valli ladine, un modello che Lobsang vorrebbe conoscere meglio; a Jhamtse Gatsal le lezioni sono tenute in quattro lingue: monpa, tibetano, hindi e inglese. Il desiderio è quello di poter approfondire e consolidare lo scambio costruttivo da minoranza a minoranza.

 

Elide
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