La magia del Tibet e un popolo di secondo rango

La magia del Tibet e un popolo di secondo rango
La magia del Tibet e un popolo di secondo rango

In quanto reporter di viaggi, ho visto regioni e luoghi di ogni tipo. Alcuni tra questi gioielli però, hanno preso un posto particolare nei miei ricordi. Il Tibet è uno di quei posti magici, che ha toccato intensamente il mio cuore, tuttavia, generando un caos di emozioni.

Dal primo momento in poi, è stato chiaro su cosa pensasse dei tibetani: persone di 2. rango.
 

Le mie aspettative incantate, drasticamente sono state disilluse dalla mia guida – un vero cinese di Beijing. Purtroppo gli operatori turistici in Cina non consentono di avere guide tibetane. Dal primo momento in poi, è stato chiaro su cosa pensasse dei tibetani: persone di 2. rango. Nell’interagire con loro, sempre si riempiva di arroganza, condannazione, rigidità e freddezza. Forse cercava di impressionarmi con i suoi modi grezzi?
Il tour da Lhasa, la capitale del Tibet, alle città di Gyantse e Shigatse rivelò dei paesaggi mozzafiato, spazi aperti immensi, vallate di un verde luminoso, terreno fertile, montagne… Sembrava di essere dentro un bellissimo quadro impressionista. In pace e felice. Che triste contrasto, quando dietro ad ogni angolo un gruppo militare cinese marciava a passo dell’oca. Uno strano insieme di robot con controllo remoto.
Dopo qualche giorno, sono riuscita a staccarmi dalla guida. Girando da sola, in un monastero ho potuto essere testimone di un tradizionale rituale di dibattito tra monaci tibetani, abbellito da applausi e gesti empatici. Il dibattito è fatto di due parti: un difensore ed un questore, ognuno segue un ruolo chiaro e preciso e delle severe regole di comportamento.
È stato straziante immaginare ciò che i cinesi hanno inflitto a monasteri e monaci. I tibetani sono pacifici e gentili. La forte umiliazione da parte dei “capi” cinesi è dura da accettare. Immaginare un Tibet libero è un sogno così bello – purtroppo, lontano dall’essere realizzato.

Brigitte von Imhof
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