Mi portate in aereo con voi?

Viaggiare in una delle regioni più povere al mondo ti fa capire come la cruda realtà sia molto più vera delle tante parole che si spendono quando si parla dei paesi del terzo mondo. E di come le piccole cose abbiano un grande valore, un valore che abituati a vivere nell’agio non possiamo nemmeno immaginare.

"Mi portate con voi in aereo?” mi chiede un bambino sorridendo. “Dove vorresti andare di bello?” gli chiedo a mia volta. “In Americaaa!” risponde euforico sorridendo e scappando verso gli altri compagni di scuola che stanno ammirando l’aeroplano come se fosse la prima volta che vedono una cosa simile. Anzi, sicuramente per alcuni è la prima volta. Si avvicinano all’aereo toccandolo con premura, dopodiché, intimiditi, iniziano a ridacchiare e scappano. Sono tante le cose che mi hanno colpito durante questo viaggio in Karamoja, regione fra le più povere in Uganda. Tutti noi sappiamo più o meno com’è la situazione nei paesi del terzo mondo: ne parlano i telegiornali, si ascoltano notizie alla radio, riceviamo commenti da chi ci è stato. Tutti raccontano le stesse cose: della povertà che regna ovunque, dei bambini con la pancia gonfia, delle mamme affette da HIV che a loro volta mettono al mondo figli già affetti dalla nascita, della malaria. Tante sono le cose che si sentono e tanti sono i sentimenti che proviamo ascoltando. Ero consapevole dove questo viaggio mi avrebbe portata, che avrei visto cose non piacevoli, ma quando certe situazioni le guardi con i tuoi occhi, ti rendi conto di come il mondo può essere contorto e molto più complesso di quanto possiamo pensare. Provate a immaginare di dover mangiare tutti, ma veramente tutti i giorni, solo polenta e fagioli. Un unico pasto quotidiano e anche questo ridotto, perché il cibo è poco e i bambini da sfamare nelle scuole sono spesso più di quattrocento. O cosa direste se i vostri genitori vi mandassero a scuola in classi che di sera si trasformano in dormitori, ovviamente senza letti, figuriamoci i materassi, forniti del solo pavimento duro e freddo? Pensate se, nemmeno compiuti cinque anni, i vostri genitori vi affidassero il fratellino di neanche un anno e vi lasciassero per tre mesi in una scuola lontana da casa, perché a casa il cibo non basta per sfamare tutti, dovendo pertanto prendervi cura di un’altra creatura portandovela sempre in groppa quando nemmeno siete in grado di badare a voi stessi. Eppure questa è la realtà. Realtà che qui da noi non conosciamo, ma che viste da vicino ti fanno sentire a disagio, o almeno hanno fatto sentire a disagio me. Mi sentivo stranita pensando alle ricchezze che ho e che non sempre apprezzo, a quante volte mi lamento per il cibo quando qui i bambini non hanno nemmeno l’acqua pulita, eppure sorridono lo stesso. Sembra poco il sostegno che cerchiamo di dare, rispetto a povertà e malessere così diffusi in questi paesi. Ma è importante che continuiamo a darlo, perché solamente attraverso le piccole cose si possono raggiungere grandi obiettivi. E il sorriso di un bambino che finalmente può stendersi su un materasso la sera, anziché sul pavimento freddo e scomodo è già una gran bella cosa! Grazie Costa Family Foundation

 

Nadine Miribung
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