Non sono un turista, sono un uomo

L’obiettivo è di creare ponti con i calcinacci dei muri che si dovrebbero iniziare ad abbattere.
Perché una comunità chiusa in se stessa, insensibile e sempre sulla difensiva in protezione del proprio ‘io’ fatalmente stagna, appassisce, diventa sterile.

Questo è il titolo della campagna ideata dalla Costa Family Foundation per sensibilizzare la comunità sul
tema dei migranti che da tempo è al centro della vita politica con riflessi enormi su quella pubblica.
L’intenzione è di fare luce sul concetto di ospitalità e accoglienza, aspetto centrale per chi vive
principalmente di turismo, cercando di mostrare un’altra prospettiva che vada oltre i soliti cliché urlati a più
non posso. L’obiettivo è di creare ponti, come predicava già molto tempo fa l’ormai dimenticato Alexander
Langer, con i calcinacci dei muri che si dovrebbero iniziare ad abbattere. Perché una comunità chiusa in se
stessa, insensibile e sempre sulla difensiva in protezione del proprio ‘io’ fatalmente stagna, appassisce,
diventa sterile.
Gli operatori della Costa Family Foundation hanno incontrato quattro persone ospiti per un certo periodo
nella Casa Sole di Ortisei. I loro nomi sono Abakada del Mali, Iyabo del Senegal, Hafsah del Gambia e Hussain
dell’Afghanistan. Sono persone che hanno perso tutto e che qui cercano la possibilità di trovare qualcosa.
Chiedono un po’ di spazio perché il loro glielo hanno rubato, sottratto, calpestato. È così impensabile far loro
un po’ di posto?
Con il claim ‘Non sono un turista, sono un uomo’ si vuole mettere in risalto una sostanziale differenza. Il
turista è la persona che sceglie di andare in un posto per fare vacanza. L’Alto Adige- Südtirol ospita milioni di
turisti che sono di fatto la risorsa economica principale. Il migrante, o il profugo, sceglie l’Europa per
scappare da violenze, guerre e distruzione. Cos’è che unisce il turista al migrante? Pressoché nulla, a parte il
fatto che sono entrambi esseri umani. Il primo è accettato ovunque perché porta ricchezza, il secondo è il più
delle volte rifiutato perché evidenzia ciò che le persone non vogliono vedere: il migrante è lo specchio in
negativo di noi stessi.
Bianco e nero, giorno e notte, sole e luna. Noi ricchi occidentali, che godiamo di enormi
benefici, non vogliamo accettare, per egoismo innanzitutto, che lo straniero prima di venire da fuori, abita in
noi stessi. Ciascuno di noi porta con sé il proprio “nemico”; ciascuno di noi è Caino, ciascuno di noi è straniero
a se stesso.

L’obiettivo della campagna è di creare attenzione, di stimolare attenzione. Perché, come scrive Massimo
Recalcati, bisogna fare attenzione alla spinta cieca alla conservazione di noi stessi che si nasconde nel
proclamare una democrazia finalmente realizzata che anziché rendere porosi i suoi confini li sa solo armare.
Con questa campagna si vuole invitare la persona ad aprirsi e non chiudersi, a guardare dentro se stessa
attraverso gli occhi dell’altro, perché l’ospitalità è fonte di ricchezza, perché una comunità trincerata nel suo
recinto e vittima della propria conservazione si atrofizza, si ammala e declina.

Michil
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