Studiare è un atto di resistenza. E noi siamo qui.
L'8 marzo, a Bolzano, abbiamo partecipato a un incontro sull'Afghanistan e sui diritti negati alle donne. Quello che abbiamo ascoltato non ci ha lasciato in pace. Questo articolo nasce da lì.
C'è una ragazza che non possiamo nominare. Vive in Afghanistan, ha più di dodici anni, e da quando li ha compiuti non può più andare a scuola. Non è una storia del passato. È oggi. È adesso, mentre scriviamo queste righe.
L'8 marzo scorso, al Museion di Bolzano, la Casa Costa Foundation ha partecipato insieme al Centro Antiviolenza GEA e all'ONG bellunese "Insieme si può…" a un incontro pubblico in occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna. Non è stata una commemorazione. È stato un confronto vivo, concreto, a tratti scomodo, tra persone che si occupano — in contesti geograficamente lontanissimi tra loro — della stessa cosa: il diritto di esistere pienamente.
Quello che è emerso quel pomeriggio ha continuato a girarci in testa nei giorni successivi. Non ce ne siamo liberati. E abbiamo capito che volevamo scriverci un articolo.
Ha parlato senza mostrare il volto
Al centro del pomeriggio c'era la testimonianza di un'attivista afghana che, per ragioni di sicurezza, ha scelto di restare anonima. Questo dettaglio, da solo, dice già tutto.
Il suo racconto non aveva retorica. Ha descritto una regressione sistematica, costruita pezzo per pezzo dal regime talebano dal 2021 in poi: scuole chiuse alle ragazze oltre la primaria, lavoro vietato in interi settori, libertà di movimento negata, università precluse dal 2022. Non singoli episodi: un sistema. Un sistema che funziona meglio quando il resto del mondo smette di guardare.
Ha parlato anche di quello che non si vede nei telegiornali — la guerra silenziosa fatta di fame, povertà, famiglie che si spezzano sotto il peso di scelte impossibili. E insieme, con la stessa sobrietà, ha parlato di speranza: i giovani afghani che continuano a organizzarsi, a immaginare un futuro. Studenti under 25 che hanno fondato un'organizzazione sulla crisi climatica. In un paese devastato, occuparsi dell'ambiente è un atto politico. È dire: ci siamo ancora.
Tre realtà, un filo comune
L'incontro è nato da un lavoro condiviso tra tre organizzazioni che operano con strumenti diversi ma con lo stesso orientamento: la dignità e l'autonomia delle donne. Casa Costa Foundation ETS, il Centro Antiviolenza GEA e l'associazione "Insieme si può…" hanno costruito insieme uno spazio in cui storie lontane si sono riconosciute.
Christine Clignon, presidente di GEA, ha detto una cosa che ci è rimasta: se ognuno nel proprio ambito fa un piccolo passo, insieme si possono far nascere cose meravigliose. Non è ottimismo. È una descrizione precisa di come funziona il cambiamento quando si lavora in rete, senza protagonismi.
La logica del controllo e dell'umiliazione non cambia latitudine. Cambia la forma. La sostanza è identica. Ed è per questo che chi lavora contro la violenza di genere in Alto Adige e chi sostiene le donne afghane a migliaia di chilometri di distanza si ritrova, alla fine, a riconoscere gli stessi meccanismi.
Il nostro posto in questa storia
Il sostegno a RAWA — la Revolutionary Association of the Women of Afghanistan, attiva dal 1977 per i diritti delle donne, la pace e la democrazia — è parte della nostra storia dal 2014. Un rapporto costruito su relazioni reali, con persone specifiche, in luoghi che non possiamo pubblicare. RAWA oggi gestisce, tra le altre cose, una rete di scuole segrete dove ragazze che non potrebbero farlo continuano a studiare, rischiando tutto.
Non sono notizie lontane. Sono realtà che riguardano donne con cui lavoriamo da oltre dieci anni.
Crediamo che un'ospitalità davvero rigenerativa non si esaurisca nell'esperienza di chi viaggia. Si misura anche nella capacità di tenere gli occhi aperti sul mondo — e di agire, quando si può.
L'8 marzo per noi non è una ricorrenza. È un promemoria: ci sono diritti che esistono solo se li difendiamo insieme.
Nota: questo articolo è liberamente tratto da "Quando studiare è un atto di resistenza" di Simonetta Nardin, pubblicato su Salto il 21 marzo 2026. Ne abbiamo ripreso i contenuti per raccontare, con la nostra voce, un incontro a cui abbiamo partecipato direttamente.