Cosa rimane quando gli ospiti vanno via
C'è una domanda che non ci facciamo abbastanza spesso, nel mondo dell'ospitalità. Non quanti ospiti abbiamo accolto, non quante recensioni abbiamo ricevuto, non quanto è stato pieno il ristorante. Ma questa: cosa lasciamo, quando le luci si spengono e le valigie sono già in macchina?
Tre mercoledì, una cucina aperta, centoventicinque chili di cibo
Insieme allo chef Simone Cantafio de La Stüa de Michil — il ristorante stellato di Casa Costa 1956 — abbiamo trasformato le eccedenze della cucina in qualcosa di diverso. Non in un problema da gestire. In un'occasione.
Tre pomeriggi. Diciotto persone attorno allo stesso piano di lavoro: colleghi, fornitori, e le studentesse dell'Istituto Alberghiero di Brunico con la loro professoressa. Dal pane vecchio sono nate lasagne, ravioli, torte. Dai croissant della colazione, biscotti. Dal riso della mensa, un dolce al cioccolato. Dalle verdure del bollito, un riso cantonese. Dalla carne delle salse, polpette in sugo di recupero. Ogni ingrediente ha trovato la sua seconda vita — e spesso la sua forma migliore.
125 chilogrammi di eccedenze recuperate. Tutto confezionato, tutto donato.
Alla Bancarela dl Mangé di Badia, che ogni secondo giovedì distribuisce cibo alle famiglie della Val Badia. E al Dormizil di Bolzano, ODV che ogni giorno accoglie le persone senza fissa dimora nel capoluogo altoatesino — un partner che non era nei piani originali, e che è entrato nella rete nel modo più bello possibile: per convinzione, non per obbligo.
Niente è rimasto. Tutto è diventato dono.
Un progetto che è cresciuto da solo
Quello che ci ha sorpreso di più non sono i numeri — per quanto ci rendano orgogliosi. È che il progetto ha trovato da solo nuovi spazi.
Avevamo immaginato un'iniziativa radicata in Val Badia, con un solo partner sul territorio. È rimasta tale — ma si è allargata. Il Dormizil è arrivato attraverso conversazioni, incontri, la naturale espansione di un'idea che, quando è buona, non si ferma dove l'avevi messa.
È il segno che un progetto ha vita propria. E per noi è stata una conferma importante.
A sostenere concretamente il percorso anche GranChef Premium Food, che ha contribuito con 250 euro di ingredienti base per ogni classe realizzata. Non una donazione simbolica: materia prima vera, da lavorare insieme e trasformare in cibo per chi ne ha bisogno.
Cosa c'entra tutto questo con il turismo rigenerativo
Un hotel che trasforma le proprie eccedenze in pasti per le famiglie del territorio non è solo un hotel responsabile. È un attore del territorio. È un luogo che restituisce ciò che prende.
Questa è la domanda al centro del turismo rigenerativo: la nostra presenza su questo territorio lo arricchisce, o lo consuma? Non è una domanda retorica. È una domanda che cambia le scelte — su come si lavora, su chi si coinvolge, su cosa si fa del cibo che avanza a fine servizio.
Cooking Class No Waste è, a suo modo, una risposta piccola e concreta. Non una certificazione da appendere al muro. Non uno slogan. Un pomeriggio in cui uno chef stellato e tanti collaboratori si sporcano le mani di farina insieme, e il risultato finisce sulla tavola di qualcuno che ne aveva bisogno.
Questo è quello che rimane, quando gli ospiti vanno via.
E adesso?
Il progetto invernale si è chiuso bene — meglio di quanto speravamo, per certi aspetti. Abbiamo imparato, abbiamo capito dove possiamo ancora crescere, e abbiamo già in mente qualche novità per l'estate.
Se volete sapere come va, continuate a seguirci.
Nel frattempo, grazie. A chi ha partecipato, a chi ha sostenuto, a chi ha ricevuto. Siete stati tutti parte di qualcosa che ha avuto senso.