Una cena. Due terre. Un risultato che vale.

La serata Taste to Taste – No Waste all'Hotel La Perla di Corvara ha raccolto 5.000 euro per il Busajo Campus in Etiopia. Ma il numero è solo la parte più facile da raccontare.

C'è un momento, durante una cena riuscita, in cui la sala smette di essere un insieme di tavoli e diventa qualcosa d'altro. Una comunità temporanea. Un posto dove le persone si guardano, e quello che hanno in comune — quella sera — è più forte di quello che le divide.

Venerdì 6 marzo 2026, all'Hotel La Perla di Corvara, quel momento è arrivato.

Come nasce una serata così

Tutto comincia da un'idea semplice, come le idee più vere: non sprecare nulla. E fare in modo che quel "nulla sprecato" diventasse qualcosa di concreto per chi ha meno.

Anna Sofia Gamper, Rosalie Tratter, Anna Ellecosta ed Emmy Crazzolara sono quattro studentesse dell'ultimo anno della Scuola Alberghiera di Brunico. Hanno progettato un menù zero waste — un percorso gastronomico in quattro portate dove ogni ingrediente ha una storia e quella storia non finisce nello scarto. Hanno poi incontrato Riccardo Forzan, Executive Chef dell'Hotel La Perla, e insieme hanno trasformato quell'idea in una serata.

Non è stato un percorso scontato. Costruire un menù che rispetti la filosofia no waste richiede tempo, ricerca, tecnica e una buona dose di coraggio. Non si tratta di "recuperare gli avanzi": si tratta di guardare agli ingredienti in modo diverso, di anticipare lo scarto e trasformarlo in scelta culinaria prima ancora che diventi rifiuto. Le ragazze lo hanno fatto con precisione e con quella consapevolezza silenziosa che a volte si vede nelle persone giovani che hanno capito davvero cosa stanno facendo.

Le Alpi e l'Etiopia sullo stesso tavolo

Il menù portava in tavola qualcosa di insolito: un dialogo tra due geografie lontane. Riccardo Forzan conosce l'Etiopia non dai libri. Anni fa ha attraversato quel paese in solitaria, zaino in spalla, da sud a nord. Un viaggio che non ha smesso di abitarlo — e che quella sera ha portato in cucina.

Si cominciava con il pane injera — fermentato 24 ore, cotto come una crêpe, accompagnato da topinambur e carota alpina. Un piatto che suonava come una presentazione: "da qui veniamo, da lì arriva questo gesto". Si proseguiva con i tortelli di grano saraceno con ricotta di malga, poi la trota alpina marmorata con verdure fermentate (verza e barbabietola preparate sette giorni prima, perché la fermentazione ha i suoi tempi), e infine la millefoglie di rape rosse con finta pelle ai semi di chia, e la mela Gravensteiner con mousse al cioccolato bianco e kombucha al moscato rosa.

Un menù che raccontava tecnica, territorio e rispetto. Piatti che non cercavano di stupire ma di connettere — chi li aveva pensati con chi li mangiava, le Alpi con l'Africa orientale, il lavoro in cucina con il senso di quello che succedeva fuori.

Una sala piena. Un risultato inaspettato.

La sala dell'Hotel La Perla era piena. Lo staff era presente in ogni dettaglio — con quella discrezione professionale che fa sentire gli ospiti al centro senza che nessuno lo dica ad alta voce. E le ragazze erano bravissime: presenti, precise, capaci di stare in sala con una naturalezza che si costruisce con il tempo e con la passione.

Al termine della serata, il totale raccolto era di 3.000 euro.

Il giorno dopo, uno degli ospiti presenti ha contattato la fondazione per aggiungere altri 2.000 euro di donazione personale. Una scelta spontanea, presa a distanza di ore, quando la serata era finita ma evidentemente qualcosa era rimasto.

Totale: 5.000 euro, già trasferiti al Busajo Campus di Soddo, in Etiopia.

Il Busajo Campus: costruire futuro, non assistenza

Il Busajo Campus si trova a Soddo, nel sud dell'Etiopia. È una struttura che accoglie bambine e ragazze di strada, offrendo loro istruzione, formazione professionale e supporto psicosociale. Non un luogo di assistenza nel senso stretto del termine, ma un posto dove le persone imparano un mestiere, completano un percorso scolastico, costruiscono gli strumenti per diventare autonome.

Casa Costa Foundation ETS sostiene il Campus da anni. È uno di quei progetti in cui il lavoro si vede — non immediatamente, non con i numeri di breve termine, ma nel tempo. Nelle storie delle ragazze che escono da lì con una competenza, un diploma, una possibilità reale.

Quando diciamo che i 5.000 euro raccolti quella sera vanno a costruire futuro, non è una formula. È letteralmente quello che succede.

Ospitalità come strumento, non come palcoscenico

C'è una domanda che spesso ci viene rivolta: perché una fondazione come Casa Costa Foundation ETS organizza cene, cucina, eventi legati all'ospitalità? Non sarebbe più diretto raccogliere fondi e basta?

La risposta è in quello che è successo venerdì sera. L'ospitalità non è uno sfondo: è il metodo. È la capacità di creare uno spazio in cui le persone si incontrano, abbassano le difese, ascoltano storie diverse dalle loro. È la cucina come linguaggio comune. È una studentessa di Brunico che porta in tavola il grano saraceno delle Alpi vicino all'injera dell'altopiano etiopico — e le persone capiscono qualcosa che nessun report riuscirebbe a comunicare.

È questo il framework Soil, Soul, Society che guida la nostra azione: il territorio come radice (Soil), le relazioni umane come motore (Soul), la responsabilità collettiva come orizzonte (Society). Non tre concetti separati, ma un unico movimento.

Taste to Taste – No Waste è stato tutto questo, in una sera.

Un grazie che vale la pena scrivere.

Grazie ad Anna Sofia Gamper, Rosalie Tratter, Anna Ellecosta ed Emmy Crazzolara — per il coraggio, la preparazione e la grazia con cui hanno tenuto quella serata. Grazie a Riccardo Forzan, che ha portato in cucina non solo la sua tecnica ma la sua storia. Grazie a tutto lo staff dell'Hotel La Perla, per la presenza silenziosa e precisa che ha reso possibile ogni momento. E grazie a chi c'era, e a chi ha scelto di continuare a donare anche dopo.

Ci vediamo alla prossima edizione.

 

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