Dacci oggi il nostro pane quotidiano. E quello di ieri.
C'è una parola che in cucina suona strana, quasi fuori posto: spreco. Come se il cibo potesse davvero essere "in eccesso". E allora ci siamo chiesti: cosa facciamo con quello che rimane?
C'è una parola che in cucina suona strana, quasi fuori posto: spreco.
Come se il cibo – che nasce da mesi di lavoro della terra, dal sole che scalda, dall'acqua che nutre – potesse davvero essere "in eccesso". Come se potessimo permetterci di considerarlo un residuo, un avanzo, qualcosa di cui liberarsi.
Eppure succede. Anche nei ristoranti più attenti, anche quando si cerca di calcolare tutto con precisione. Il pane del giorno prima che non può più essere servito. Le verdure perfette ma in quantità eccessiva. Le preparazioni che non hanno trovato il loro momento.
E allora ci siamo chiesti: cosa facciamo con quello che rimane?
Il progetto
Si chiama Cooking Class No Waste e nasce da un'intuizione semplice: se abbiamo ingredienti buoni che non possiamo utilizzare, perché non trasformarli in qualcosa di significativo?
Quattro volte durante la stagione invernale – ogni secondo mercoledì del mese – il nostro Chef Simone Cantafio apre la sua cucina. Non ai clienti, ma a tutti noi. A tutto lo staff di Casa Costa 1956: chi lavora in cucina e chi sta alla reception, chi serve in sala e chi si occupa di amministrazione.
E insieme prepariamo canederli, zuppe, ricette della tradizione. Usando il pane avanzato, le verdure rimaste, tutto quello che altrimenti andrebbe perso.
Alla fine di ogni pomeriggio, tutto quello che abbiamo cucinato viene consegnato alla Bancarela dl Mangé – il Banco Alimentare di Badia che ogni secondo giovedì del mese sostiene le famiglie del territorio in difficoltà.
Perché lo facciamo
Non è solo una questione di non sprecare. Sarebbe riduttivo.
È imparare a vedere il valore dove l'occhio distratto vede solo un problema. È scoprire che il pane di ieri può diventare il canederlo di domani. Che la verdura che non ha incontrato il suo piatto può comunque incontrare chi ne ha bisogno.
È anche rompere le gerarchie – perché in quella cucina non conta se sei chef o manager. Impariamo tutti insieme. Ci si sporca le mani insieme. Ci si guarda negli occhi mentre si impasta, e magari si parla di cose che al banco del check-in non si direbbero mai.
E poi c'è la cosa più importante: restituire al territorio. Perché queste montagne, questa valle, queste persone ci nutrono ogni giorno. E noi? Cosa restituiamo?
Questo progetto è una risposta piccola ma concreta. Non una soluzione a tutto, ma un gesto che dice: siamo qui, non solo per prendere.
I tre pilastri
Se ci seguite da un po', sapete che la nostra Fondazione lavora su tre ambiti: Suolo, Anima, Società.
Questo progetto li tocca tutti e tre.
Suolo – perché ogni ingrediente risparmiato è un piccolo passo verso meno impatto ambientale. Ogni chilo di cibo non sprecato è terra, acqua ed energia preservate.
Anima – perché cucinare insieme crea legami. Perché imparare da uno chef come Simone Cantafio non è solo tecnica, è cultura, è ascolto, è scoprire che il cibo ha una storia che va rispettata.
Società – perché alla fine di ogni pomeriggio quei canederli, quelle zuppe, vanno a persone che ne hanno bisogno. Persone che vivono qui, che fanno parte della nostra comunità. Non beneficiari lontani, ma vicini di casa. Alcuni forse li incrociamo al supermercato senza saperlo.
Un esperimento che diventa modello
Siamo onesti: questo è un esperimento. Un progetto pilota. Vogliamo capire se funziona, se i collaboratori partecipano, se il Banco Alimentare trova davvero utile questa collaborazione.
Ma se funziona – e crediamo che funzionerà – diventerà un modello. Lo replicheremo negli altri ristoranti di Casa Costa 1956 e, perché no, con altre cucine di hotel del territorio. Lo condivideremo con chi vorrà provare. Perché le buone pratiche, se rimangono chiuse in un cassetto, non servono a nessuno.
L'obiettivo minimo è piccolo ma concreto: 40-50 chili di cibo donato, 8-10 persone per sessione, una soddisfazione media alta.
L'obiettivo vero è più ambizioso: dimostrare che si può fare ospitalità di qualità e al tempo stesso prendersi cura del territorio. Che non sono due mondi separati. Che anzi, l'uno nutre l'altro.
Grazie per esserci
Vi scriviamo perché ci tenete. Perché la vostra fiducia è preziosa. Perché ogni volta che ci sostenete, ci date la libertà di provare cose nuove.
Questo progetto non sarebbe possibile senza di voi. Non solo per una questione economica – la Fondazione coordina, Chef Simone ci mette la sua esperienza, Casa Costa mette la struttura. Ma perché sapere che ci siete ci dà il coraggio di sperimentare.
Di provare un modello nuovo. Di credere che si può fare meglio. Di non accontentarci del "così fan tutti".
Se passate in Val Badia questo inverno, se capitate il secondo mercoledì del mese, fatevi vedere. Venite a impastare canederli con noi. Andate a trovare gli amici della Bancarela il giovedì, per vedere dove va a finire quello che abbiamo preparato insieme.
Perché questo progetto è vostro tanto quanto nostro.
Il primo appuntamento è il 17 dicembre, dopodomani.
Ogni secondo mercoledì del mese, la cucina si scalda, le mani si sporcano di farina.
E il pane di ieri trova il suo domani.
Con gratitudine,
Fabio Bertocchi
Responsabile Casa Costa Foundation ETS