Il 2025 che abbiamo camminato insieme
Il 2025 non è stato solo un anno di progetti portati avanti, ma di passi condivisi. Un tempo di cambiamenti, di semi piantati e di storie che hanno preso forma grazie a relazioni vere.
C'è un momento, all'inizio di ogni anno, in cui ci fermiamo. Non per fare bilanci nel senso stretto del termine – quelli li facciamo con Thomas, il nostro commercialista, in maniera molto più formale. Ci fermiamo per guardare indietro e cercare di vedere non i numeri, ma le facce. Non i progetti conclusi, ma i semi piantati. Non quello che abbiamo fatto, ma quello che è cambiato.
Il 2025 è stato un anno di transizioni. Per la Fondazione – che proprio in questi mesi sta diventando ufficialmente Casa Costa Foundation ETS, cambiando pelle ma non anima – come per molte realtà e molte persone che in questo tempo si stanno interrogando sul senso profondo del proprio agire. Un anno in cui abbiamo cercato di capire insieme cosa significhi davvero parlare di solidarietà in un mondo che cambia così rapidamente.
Le storie che portiamo con noi
Quando guardo la tabella che ci aiuta a tenere traccia degli invii di fondi – uno strumento arido, fatto di colonne e numeri – provo a immaginare cosa c'è dietro ogni riga. E dietro ogni riga c'è sempre una storia di dignità, di possibilità, di futuro.
In Afghanistan, dove ogni giorno le donne e le ragazze devono lottare semplicemente per esistere, abbiamo continuato a sostenere le Scuole Segrete. Cinquanta classi clandestine dove si continua a studiare, a sognare, a resistere nonostante il barbaro divieto del regime talebano. E poi c'è stato lo zafferano del progetto Giallo Fiducia: non è solo una spezia pregiata, è il modo in cui dodici donne riescono a guadagnare con le proprie mani, a non dipendere da nessuno. Quando è arrivato il terremoto di fine agosto, siamo riusciti a inviare rapidamente fondi per cure mediche e farmaci, soprattutto per chi – donne e bambini – non ha accesso ai servizi sanitari. E tutto questo, permettetemi di ricordarlo, non sarebbe stato possibile senza il lavoro sul campo di persone che rischiano la vita quotidianamente (un po’ come stiamo, ahimé, vedendo succedere in Iran in queste ore).
In Uganda, dove lavoriamo ormai da anni con Insieme si può, abbiamo visto concretizzarsi progetti che hanno il sapore della terra e del lavoro onesto. A Nakiloro sono state costruite due aule, un blocco di latrine e un sistema per la raccolta dell'acqua piovana. Leggendo così sembra poco, vero? Ma significa che 655 studenti e 4 docenti ora hanno uno spazio dignitoso dove imparare. Significa formazione igienico-sanitaria, agroforestazione, un orto e un frutteto scolastici. Significa autonomia, futuro, radici. E credetemi, l’abbiamo visto con i nostri occhi (durante il nostro viaggio a Ottobre 2024) e ricordo ancora le lacrime bagnare i nostri occhi e una volontà decisa di provare a cambiare qualcosa. E ce l’abbiamo fatta, anche grazie al prezioso aiuto della Provincia Autonoma di Bolzano.
E poi c'è stata la Casa Famiglia Effatà, per cui abbiamo raccolto fondi grazie alla mostra "Effatà – La terra è viva" e alla generosità di amici tra voi: non solo la costruzione, ma anche gli armadi, le lenzuola, le scrivanie. I dettagli che trasformano quattro mura in una casa vera per trenta bambini.
Con Roots of Tomorrow abbiamo portato formazione agricola sostenibile a cinque scuole – tremilaquattrocento beneficiari – perché la vera rivoluzione, quella che dura, parte sempre dalla terra e da chi la sa coltivare con rispetto. E il progetto Choose Life ha messo in piedi un'impresa di macinazione per venti persone, ha introdotto la coltivazione di cereali per due gruppi di agricoltori, ha sostenuto l'apicoltura. Sessantuno persone che ora hanno strumenti concreti per rispondere alla domanda del mercato, per essere resilienti.
In Etiopia, nella Casa delle Bambine del Busajo Campus, novanta bambine hanno potuto continuare a studiare, ad avere materiale scolastico, cure mediche, un'educazione. Grazie al 5x1000 che tanti di voi hanno scelto di destinare alla Fondazione e al lavoro dei nostri colleghi che qui, nelle nostre Case, continuano a portare avanti la raccolta fondi in favore del progetto.
In Tibet, abbiamo continuato a sostenere la piccola Lham nel Giardino di Amore e Compassione (il Jhamtse Gatsal) del monaco educatore Lobsang – un progetto che conosciamo e amiamo da anni – e abbiamo acquistato braccialetti artigianali dai Tibetan Children's Village, perché ogni piccolo gesto di commercio equo è un gesto di resistenza culturale.
E qui in Italia, a casa nostra, abbiamo portato avanti il nostro primo progetto sul territorio dell'Alto Adige, Vegabula Summer Edition: cinque ragazzi della Scuola Alberghiera di Brunico che hanno fatto un tirocinio vero, formativo, inclusivo. Non è stato un progetto di assistenza, è stato un progetto di fiducia: Francesco, Emy, Robin, Euglen, Tobias hanno dimostrato che quando si crede nelle persone, quando si danno opportunità concrete, il talento fiorisce sempre.
I numeri, se proprio vogliamo guardarli
Centomila euro. Più precisamente: 100.924,86 euro. Sono tanti? Sono pochi? Dipende da come li si guarda. Sono sicuramente frutto di tante piccole e grandi generosità: il 5x1000, il contributo prezioso di moltissimi di voi, di tutti i collaboratori degli alberghi di Casa Costa 1956, della Provincia Autonoma di Bolzano, la mostra Effatà, la vendita di prodotti solidali durante l'evento "Mille Splendidi Fiori" a Marebbe, i contributi del nostro meraviglioso appuntamento annuale.
Ma più dei numeri mi colpisce altro: oltre cinquemila persone hanno ricevuto un supporto diretto o indiretto dai progetti che abbiamo sostenuto. Cinquemila vite toccate, cinquemila storie che si intrecciano con la nostra.
Il cambiamento che portiamo
La vera domanda che ci facciamo sempre – e che credo dovremmo farci tutti – non è "quanto abbiamo dato?", ma "cosa è cambiato?".
È cambiata la possibilità per delle ragazze afghane di continuare a studiare nonostante tutto. È cambiata la qualità dell'istruzione per centinaia di bambini ugandesi. È cambiata la capacità di sessantun persone di costruirsi un futuro con le proprie mani. È cambiata la vita di trenta bambini che ora hanno una casa. È cambiato il futuro professionale di cinque ragazzi che hanno creduto in sé stessi.
Non abbiamo risolto la povertà. Non abbiamo sconfitto l'ingiustizia. Ma abbiamo camminato accanto a chi ogni giorno sceglie la dignità, l'impegno, la speranza. E questo, credetemi, non è poco.
Dove stiamo andando
Come vi dicevamo in apertura, la Fondazione sta cambiando. Non nei valori, non nelle relazioni che abbiamo costruito in questi anni, ma nella forma e – in parte – nella direzione. Diventiamo Casa Costa Foundation ETS, e stiamo lavorando per integrare sempre di più il nostro impegno internazionale con un'attenzione al territorio, qui in Alto Adige, in Toscana, in Italia. Perché crediamo in un turismo rigenerativo che metta al centro suolo, anima e società. Perché crediamo che la solidarietà possa essere globale e locale allo stesso tempo e che l’ospitalità non debba essere solo per chi paga, ma anche per chi ha bisogno di un’occasione.
Continueremo a fare il possibile per sostenere i progetti che conosciamo da anni – le relazioni di fiducia non si abbandonano dall'oggi al domani. Ma apriremo anche nuove strade, nuovi dialoghi, nuove partnership. Sempre con lo stesso spirito: quello di chi crede che il cambiamento vero nasca dall'incontro tra persone che si riconoscono reciprocamente dignità.
Grazie
Vorremmo dirvi grazie, ma non con quella retorica un po' stanca che si usa spesso nel terzo settore. Vorrei dirvi grazie come lo si dice tra amici che camminano insieme. Grazie per esserci stati. Grazie per aver creduto in noi. Grazie per aver scelto, con il vostro 5x1000, con una donazione o anche solo seguendoci e parlandone con altri, di stare dalla parte della dignità.
Il 2026 sarà un anno nuovo, pieno di sfide e – speriamo – di belle sorprese.
Continuiamo a camminare insieme?
Con gratitudine,
Fabio Bertocchi
(responsabile Casa Costa Foundation ETS)